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Andavamo tutti gli anni a fare le gite, perché don Antonio, il prete della “Schola Cantorum”, alla fine di ogni stagione, ci portava a fare una gita. Una volta andavamo in montagna, una volta andavamo al mare e una volta andammo anche al lago di Bolsena. Quando andammo in montagna, ricordo che andammo ad un paesino a confine tra Abruzzo e Lazio ed era un paesino che stava molto in alto. Ci fermammo ad una trattoria e fece fare gli gnocchi per tutti quanti. Siccome lui era un prete cui piaceva mangiare, faceva mangiare bene anche tutti quanti noi. Ricordo che in corriera si doveva sempre cantare, ma mica canzoni che andavamo a cantare in chiesa, cantavamo canzoni in dialetto, le canzoni della montagna e anche canzoni tipo quelle di Sanremo, oppure quelle di Gianni Morandi o di Rita Pavone, dei Beatles, cioè tutte le canzoni che ci piacevano, perché era l’epoca degli Anni 60…Però ricordo che questa “Schola Cantorum” non andò più avanti, perché don Antonio si era fatto anziano, più di qualche ragazza che partecipava a questa scuola era impegnata con lo studio e allora piano piano finì qua e da allora non si è riformata più una “Schola Cantorum”…C’è il Coro Polifonico alvitano, però non è quello di don Antonio, perché a questa “Schola Cantorum” c’erano tutte ragazze e invece a questo Coro Polifonico ci sono pure le persone anziane, le persone adulte, gli uomini, invece là erano tutte ragazze, quindi era più bello, le voci erano più squillanti…
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Poi mi ricordo che questo prete era pure il prete di religione, che ci insegnava religione giù alla scuola media…e ricordo con tanta gioia che, quando andavamo a scuola la mattina, cominciava M. B., che è una delle mie amiche, era la prima, abitava giù vicino alla scuola elementare, allora usciva lei e suonava a G., scendeva G. e suonavano a me, scendevo io, oltrepassavamo l’arco e suonavamo a F. M., dopo F. andavamo su da B. a fare sempre il solito panino o la ciambella con la Nutella in mezzo e poi, con certi borsoni pieni di libri, cominciavamo a correre, perché facevamo sempre tardi, eravamo sempre le ultime ad arrivare a scuola, sempre dopo che era suonata la campana…Ci mettevamo a correre su da B., attraversavamo la strada, dall’orologio andavamo a finire giù al lavatoio, dal lavatoio giù a San Nicola, sempre di corsa, ma arrivavamo comunque sempre tardi…L’epoca della scuola media è stata proprio bella…quella delle elementari me la ricordo un po’ di meno, perché ricordo che, siccome io abitavo vicino la scuola elementare, la mattina me la facevo con comodo e mi svegliavo sempre tardi e ero sempre quasi l’ultima della mia classe ad arrivare…e però mi dispiaceva di non andare prima, perché tutte le mie amiche si mettevano a giocare a campana davanti la scuola…Loro si divertivano, perché giocavano a campana, io arrivavo sempre in ritardo e non potevo giocare mai e un po’ mi dispiaceva, però sfruttavo la comodità della vicinanza di casa.
D: Ti ricordi qualcos’altro di quando andavi alle scuole superiori?
R: Alla scuola superiore andavamo con la corriera, passava la corriera che faceva tutto il giro della Valle di Comino, partiva da Settefrati, poi passava a San Donato e ad Alvito salivamo tutti quanti noi…e poi andavamo a Sora. Io, di tutte le mie compagne della scuola media, non avevo nessuna amica, perché tutte le mie compagne, chi non ha studiato più e chi è andata o alle Magistrali o a Ragioneria…io l’unica che sono andata al Liceo Classico e quindi ero sola, però mi feci tante amiche lo stesso in quella scuola. Andavamo tutte le mattine con questa corriera e mi ricordo che l’autista si chiamava M.…questo M. era di Settefrati e sapeva chi faceva tardi la mattina per prendere la corriera. Mi ricordo un episodio particolare: a me piacevano tanto gli stivali che sembravano come quelli di San Valerio, che si allacciano dalla caviglia fino sotto il ginocchio…ed io me li ero comprati perché mi piacevano tanto, però per la fretta non me li ero legati bene…e allora passò la corriera e io stavo uscendo dal portone di casa e la corriera si fermò in piazza, allora per paura di fare tardi, cominciai a correre, però correndo man mano si slacciarono tutti e due gli stivali, allora mi dovetti fermare davanti al B. P. per rimettermi apposto i lacci, però M., l’autista, lo sapeva che io facevo tardi. Insomma io facevo tardi alle elementari e facevo tardi anche quando dovevo prendere la corriera per andare a Sora! Allora mi aspettava sempre, però c’era chi arrivava più tardi di me, c’era C. G.…che si svegliava proprio all’ultimo minuto, forse, penso, che si svegliava come sentiva la corriera passare e scendeva mezza insonnolita, con i libri uno da una parte, uno da un’altra, mai con la borsa preparata a puntino…Quindi tutte le persone che rincontro adesso, colleghi di lavoro ed altre persone, sono tutte persone che ci conosciamo da prima, che abbiamo viaggiato con questa corriera per andare a scuola a Sora, perché prima tutti quanti andavamo a scuola a Sora…