San Donato Val di Comino

San Donato Val di Comino fa parte della Ciociaria, un’area del Lazio Meridionale compresa in un quadrilatero tra la dorsale verso l’Aniene a nord, i monti Lepini a ovest, il corso dei fiumi Rapido e Gari a sud e il crinale dei monti Simbruini a est. Nel territorio a sud-est della Ciociaria c’è la Valle di Comino che si estende tra le pendici dei monti Mainarde e Meta; l’origine del nome deriverebbe da Cominium, l’antica città dei Sanniti che, secondo le descrizioni di Tito Livio nel libro delle ‘Storie’ e di Dionigi di Alicarnasso, fu distrutta nel 293 a.C. durante la terza guerra sannitica. Il ritrovamento di oggetti in pietra lavorata e altre testimonianze archeologiche importanti mostrano la presenza nel territorio, fino all’epoca romana, di popolazioni osco-sabelliche: è noto, infatti, che la valle si situava in una zona al limite delle aree abitate dai Sanniti e dai Volsci. Dall’epoca alto-medievale la valle di Comino fu a lungo sotto l’influenza degli importanti monasteri benedettini di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno e di questo periodo sono testimonianza le numerose mura, torri, chiese e castelli. Teatro di brigantaggio subito dopo l’unificazione risorgimentale, la valle fece parte della provincia di Caserta fino al 1927 quando, compreso il comune di San Donato, fu inserita nella nuova provincia di Frosinone, nel Lazio. Questo fattore potrebbe aver inciso anche dal punto di visto linguistico: la valle raccoglie molte varietà locali con forti influssi e scambi con l’area abruzzese-molisana e laziale. La valle è ancora nota per la produzione di olio d’oliva e vino (Cabernet di Atina) ma anche la pastorizia (soprattutto di ovini) ha dato luogo alla produzione di ricotta e formaggi tuttora rinomati. Dal punto di vista geografico la Valle di Comino si configura come una conca di 244 km2 circondata da monti e, proprio alle pendici del monte Pizzuto, su una collinetta di 728 metri sul livello del mare si erge San Donato. Il paese è disposto su una superficie territoriale di 35,74 km2 ed è l’ultimo comune laziale al confine con la regione Abruzzo. Confina a nord e ad est con il Parco Nazionale d’Abruzzo, ad ovest con Campoli Appennino e Alvito, a sud con Gallinaro e Settefrati. Le origini del paese si collegano all’antica Cominium sannita e la nascita del primo santuario non viene posta prima del 304 d.C., anno in cui Donato, vescovo di Arezzo, veniva martirizzato. Il nome ha origine appunto dal santo venerato in paese a cui fu aggiunta la specificazione “Val di Comino” per distinguerlo da paesi omonimi. Dopo l’invasione longobarda del 568 d.C. la terra di San Donato fece parte dei ducati di Spoleto e Benevento e, proprio con la nota “Donazione di Ildebrando”, duca di Spoleto, al monastero di San Vincenzo al Volturno del 778 d.C., viene menzionata per la prima volta l’Aecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino. È nel 1150 che Ruggiero il normanno conquista la Val di Comino dando un impulso nuovo alle contee locali; i Conti d’Aquino (di cui San Tommaso è il più insigne rappresentante) aumentano la loro fortuna organizzando il territorio con fortificazioni e milizie facendo del possedimento sandonatese una vera e proprio baronia che assunse il nome di Castrum Sancti Donati noto per la sua floridezza economica e militare. Dopo il XV secolo il territorio viene conteso dalle famiglie di Cantelmo, Cardona e Borgia richiamate dalle note abilità degli abitanti che si distinsero per la dedizione all’artigianato e per l’‘arte della guerra’ (fino al settecento fu vivo l’originale Palio della Lotta). Il paese si è sviluppato per tutta l’età moderna superando i cinquemila abitanti nel XVI secolo e, malgrado terremoti, siccità, pestilenze e alluvioni l’incremento demografico fu costante: il comune si ingrandì con l’annessione nel 1807 del piccolo borgo di Gallinaro che si è staccato da San Donato nel secondo dopoguerra. Verso la fine del secolo si costruì la strada statale che collega il Cominense con l’Abruzzo aquilano e che ha dato a San Donato uno sbocco verso queste aree, valorizzando il passo e le valli interne nella zona di Forca d’Acero, da dove si osserva un vasto panorama dell’intera valle di Comino. L’emigrazione del XIX e XX secolo ha svuotato il paese: ai moltissimi emigrati verso le Americhe si aggiunsero quelli verso l’Europa e diverse regioni italiane. Nel dopoguerra l’esodo è stato massiccio con un’impennata nel triennio 1966-68. Nel 1984 il terremoto ha avuto uno degli epicentri proprio in San Donato danneggiandolo gravemente. Conosciuto oggi dagli abitanti locali come [sandǝr'natǝ], il paese è oggi diviso in due aree. La parte più alta è denominata Castello, ancora racchiusa entro una cinta di mura: si notano tre porte, tracce delle torri e della possente rocca, l’unico elemento che ha resistito nel corso del tempo inserita tra i resti delle mura medievali erette dai Conti d’Aquino. Il quartiere è caratterizzato da strade e vicoli angusti e tortuosi, spesso a forma di anello e concentrici verso la rocca, ancora lastricati con pietre locali. Nella seconda area, un’addizione moderna, dove ferve la vita del paese, si ergono diversi palazzi. Il centro urbano è caratterizzato da diverse opere realizzate in pietra calcarea adoperata dagli scalpellini locali, che hanno costruito gradinate, portali barocchi, fregi decorativi, conci-chiave con stemmi e figure araldiche: gli elementi architettonici formano un apparato decorativo notevole per la quantità e la qualità.

Cenni su popolazione attuale, livello di istruzione ed occupazione

Secondo recenti dati Istat , il paese presenta una popolazione di 2130 abitanti, con una densità media della popolazione di circa 60 abitanti per km quadrato. Da un’analisi delle caratteristiche demografiche si riscontra una prevalenza di popolazione anziana rispetto a quella in età giovanile. Tale informazione è ricavata dall’elaborazione dell’indice di vecchiaia e dell’indice di popolazione giovane. Nello specifico, questi indicatori misurano rispettivamente il peso della popolazione con età superiore a 65 anni e il peso della popolazione con età inferiore a 14 anni, sul totale della popolazione residente. Dai calcoli effettuati, la popolazione ritenuta anziana è pari al 26% del totale, mentre quella più giovane è il 10%. Ai fini dello studio del tessuto sociale del paese, è importante verificare i diversi livelli di istruzione che caratterizzano la popolazione residente di San Donato. A tale proposito è emersa una struttura molto simile a quella di altri comuni tra i quali anche centri urbani molto sviluppati. Più in particolare ciò che si deduce dai dati a disposizione è un bassissimo numero di analfabeti, pari allo 0.75% della popolazione totale di cui oltre il 75% degli analfabeti rientra nella fascia degli ultrasessantacinquenni ovvero quella ritenuta anziana. Le quote assumono poi un andamento decrescente man mano che si analizzano i pesi associati a licenza elementare, licenza media, licenza di scuola superiore e istruzione universitaria con valori pari rispettivamente a: 28.65%, 25.86%, 24.72% e 6.61%. Si rileva quindi una prevalenza di titoli di studio medio bassi con percentuali che tendono a concentrarsi nelle età scolastiche intermedie (medie e superiori). Ciò rispecchia l’andamento delle politiche di incremento dell’obbligo scolastico avvenute nel corso degli anni. Con riferimento ai dati sull’occupazione, si rileva una prevalenza di impiegati in attività diverse da quella industriale e agricola come il turismo, la ristorazione, l’impiego pubblico. I lavoratori in tali ambiti rappresentano infatti il 58% del totale dei lavoratori residenti, mentre gli impiegati nel settore industriale e in quello agricolo sono il 33.52% e il 7.69 %. Del totale dei lavoratori, solo il 23% rappresenta la popolazione residente in stato occupazionale medio alto (categoria che comprende lavoratori in proprio, liberi professionisti e imprenditori) mentre oltre il 70% è occupato in una posizione dipendente o subordinata.


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S. Donato V. C.