Atina
Il comune di Atina si sviluppa nel territorio della Valle di Comino compreso tra gli alti monti del sistema appenninico abruzzese-molisano, più precisamente tra i monti Mainarde e Meta, cinti agli estremi dalle due conche di Sora e Cassino. La Valle di Comino prende il suo nome da Cominium, un’antica città costruita dai Sanniti. Secondo il il resoconto di Tito Livio, Cominium fu attaccata, occupata e sconfitta nel 293 a. C. dal console Spurio Cavillo Massimo, durante la terza guerra sannitica. Atina, con la sua posizione strategica, domina interamente la Valle di Comino, di cui fa parte insieme ad altri tredici comuni.
Atina Potens - Cenni storici
La parte più antica del territorio atinate si sviluppa su di un altura di 481 metri sul livello del mare, toccando i 1365 metri con la sua vetta più alta. Atina ha una complicata toponomastica, poiché il nome viene ricondotto a diverse radici tra cui attin, ant, at che significherebbero “alto”, intendendo con ciò l’altitudine della località. Si fa anche riferimento ad una derivazione dal greco Atena; oppure al nome attribuitole da Saturno, in memoria del nipote Anitino. La leggenda vuole che Saturno, Dio dell’Olimpo, costretto a fuggire dalla Grecia, si sia rifugiato nel Lazio, creando così una favolosa “Età dell’oro”, e fondando cinque grandi e feconde città: Alatri, Anagni, Arpino, Aquino e Atina. Ancora oggi nello stemma della città possiamo leggere “Atina Civitas Saturni Latio”. Mettendo da parte la leggenda, l’importanza e la grandezza di Atina viene messa in evidenza da fonti autorevoli.
”Quinque adeo magnae positis incudibus urbes tela novant, Atina potens, Tiburque superbum, Ardea Crustumerique et turrigerae Antemnae” (Virg., Aen., VII, 629-631)
Virgilio, in un passo dell’Eneide, parla di Atina, definendola “Potens”, che per la sua fiorente industria di armi, è messa al primo posto tra le cinque città che forgiarono le armi per Turno, nella lotta contro Enea. E ancora Silio Italico ricorda Atina per la sua inespugnabile posizione, tra i roccaforti degli Appennini, ai confini dei Sanniti, per i quali parteggiò, ribelle al giogo di Roma. Atina è sempre stata luogo di contese, innanzitutto per il suo sito, diroccato su di un altura che permette il controllo quasi a 360° della Valle di Comino. Nel 600 a. C. gli Etruschi occuparono questa zona, i primi a sfruttare le miniere di ferro del Monte Meta, che faranno di Atina uno dei maggiori produttori di ferro, sede di quegli artigiani che, conoscendo la difficile arte di trasformare la limonite in ferro lavorabile e temperabile, saranno capaci di costruire le migliori armi dell’antichità. Agli Etruschi si deve anche l’apertura della più importante strada dell’antichità: la Via del Volturno, il cui tracciato partiva da Capua per proseguire il Volturno fino a Isernia, e poi san Biagio, Atina, Sora, Veroli e Frusino. Tutta l’antichità ha usato le strade di montagna perché più stabili e senza malaria. Su questa strada passò la potenza di Atina, con il suo ferro e su di essa passarono le legioni romane alla conquista dell’Italia. Dopo gli Osci vi furono i Volsci e poi i Sanniti. Fu con i Sanniti che si scontrò Roma nella sua espansione, riscuotendo due sconfitte da quegli uomini armati come non mai. Solo nel 293 a. C. il console Spurio Carvillo Massimo, per la terza volta attaccò la Valle di Comino, vincendo contro i Sanniti. Le miniere del monte Meta passarono così ai romani, da cui vennero avidamente sfruttate. Per i romani non fu facile domare gli Atinati, tanto che fu colonia e poi, in armi nelle guerre sociali, fu tenuta prefettura fino al tempo di Cicerone, cioè amministrata da un prefetto mandato da Roma. Solo più tardi diverrà Civitas sine suffragio e infine Municipio. Fu proprio Cicerone a parlare di Atina come “Madre di molti uomini illustri, tanto che nessuna città d’Italia può dirsi più ricca”. Tanti furono gli atinati illustri, basti ricordare Lucio Munazio Planco, generale di Cesare, poi affianco ad Antonio e infine con Ottaviano; Gneo Plancio che ospitò Cicerone quando fu cacciato da Roma e costruì il tempio di Diana; Lucio Apuleio Saturnino autore di importanti leggi all’epoca di Caio Mario. Poi originaria di Atina fu la famiglia degli Elvi, a cui apparteneva la madre di Cicerone. Atina fu ricca anche di personaggi religiosi, a cominciare da San Marco Galileo, discepolo di San Pietro, che passando per Atina, percorrendo la famosa via Volturno, lo incontrò e lo portò con se a Roma, per poi rimandarlo ad Atina, a predicare il Vangelo, ove fu anche il primo vescovo, oltreché l’attuale patrono del paese, festeggiato il primo ottobre. Molti ebbero il martirio ad Atina, tra cui lo stesso San Marco e San Marciano. Il culmine dello splendore fu raggiunto quando la città si arricchì del foro, dell’anfiteatro, dei bagni imperiali, dei templi di Saturno, Diana e Giove, e tanti splendide ville e residenze di patrizi, i cui resti si possono ancora ammirare. Con l’arrivo dei barbari Atina subì la sua prima distruzione ad opera dei Goti. La città rifiorisce solo dopo il mille, con le prime ricostruzioni importanti, come la cinta muraria sulla collina di Santo Stefano, a difesa della città. I reperti archeologici, conservati nel museo locale e provenienti da ogni angolo della città, trovati in superficie o in scavi occasionali, testimoniano la grande ricchezza del territorio. Il 9 settembre 1349 alle ore 8 del mattino, un tremendo terremoto rase al suolo la città, ed ai contadini che erano al lavoro nei campi, non rimase che assistere allo spettacolo di vedere sbriciolata la loro città, che rotolava a valle. Quel giorno morì la vecchia Atina, quella che si era evoluta attraverso i secoli, con i due nuclei del Colle (Prima civitas) e del monte Santo Stefano (arx). Il terrore si diffuse fra tutti e i superstiti volevano abbandonare il luogo perché maledetto. Quella che rinascerà sarà una città diversa, più piccola sul sito dell’antica città romana, laddove attualmente sorge. Furono incoraggiati in questa rinascita dal Duca Rostaino Cantelmo, che per primo incominciò la costruzione del palazzo ducale, che oggi è considerata la rocca atinate per eccellenza. La storia della città si intreccia, dunque, con le vicende della famiglia angioina dei Cantelmo, durante la quale la città ebbe un periodo di stabilità politica, un notevole sviluppo edilizio fuori le mura, con la costruzione di palazzi signorili e nuove chiese, un potenziamento della viabilità e la costruzione di un ponte sul fiume Melfa. In età Napoleonica, con l’abolizione del feudalesimo, decretata dai francesi nel 1806, Atina entrò in un “moderno” sistema di governo, anche se la popolazione partecipò alla reazione anti-francese e parteggiò per i Borboni. Atina continuò comunque ad essere il polo di sviluppo economico della Valle di Comino: nel 1824 si ricostruì la strada Sferracavalli, nel 1849 si impiantò il cimitero e nel 1854 la Reale Ferriera. Nel 1845 si edificò la cartiera che occupava intorno al 1870 circa 120 operai, con una produzione che si aggirava sui 3200 quintali, per un valore di carta prodotta pari a 370.000 lire. Tale stabilimento, che nel corso del XX secolo registrò alterne vicende e diverse proprietà, rimase di fatto operativo fino agli anni settanta. Nel 1848 Atina fu attraversata da ideologie liberali-unitarie, grazie al ruolo svolto dalla famiglia Visocchi, alfieri dell’unità nazionale, che diverrà indiscussa protagonista della vita politica ed economica del paese. Non a caso, dopo i lavori di bonifica della Valle di Comino, iniziati nel Settecento con la costruzione di canali, nel corso dell’Ottocento il lavoro fu reso maggiormente produttivo dai fratelli Visocchi, che si industriarono per utilizzare le nuove tecniche agricole. Nella seconda metà dell’Ottocento furono aperte le scuole primarie, e una scuola di disegno per “Artieri”, utile per l’artigianato, in seguito diventata scuola professionale. In questi anni resterà sempre altissimo il tasso di emigrazione, soprattutto verso la Gran Bretagna e l’Irlanda. Atina fece parte del Regno di Napoli, a cui fu legata fino al 1860. Fece parte della provincia di “Terra di Lavoro”, poi provincia di Caserta; dal 1929 fa parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra Mondiale Atina diventò la retrovia del fronte stabilito a Cassino. Le truppe tedesche asportarono macchinari e materie prime dalla Cartiera Visocchi, e i bombardamenti alleati del 5-12 dicembre distrussero quasi tutto il paese. Durante l’occupazione tedesca vennero uccisi alcuni contadini che si erano ribellati alle requisizioni. Nel gennaio del 1944 il paese venne sfollato, ed il 28 maggio liberato. Oggi Atina appare come un paese frazionato in tre aree: il centro storico, in cui emerge chiaramente la sua ricchezza storica e il suo valore architettonico, iniziando dal palazzo Cantelmo, per passare alla cattedrale Santa Maria Assunta e le residenza dei Visocchi, dei Fasoi e dei Palombo. Il centro storico si presenta quasi come un luogo chiuso, con un grande portale d’ingresso e vie che si chiudono o conducono ad altre porte. L’urbanizzazione Ottocentesca si è estesa oltre le mura; Si sono infatti costruiti numerosi edifici lungo la strada Sferracavallo e si è riutilizzato il cimitero di San Pietro. Una seconda frazione è il “Colle”, caratterizzato da un sistema difensivo con mura possenti. Nell’agro sono venuti alla luce diversi reperti archeologici, tra cui i resti di una villa romana, mosaici, necropoli e anche elementi di torri. Una terza frazione, di sicuro la più recente, dato che si è sviluppata negli anni 50, favorita dalla viabilità del fondovalle, è quella che si estende ad Atina inferiore, frazione nota come “Ponte Melfa”. Questo è il vero cuore economico e commerciale della Valle di Comino, perché qui possiamo trovare importanti sedi politico-amministrative, nonché strutture di servizi e di svago. Il comune è noto per le tradizioni artigianali ed industriali: già nel Seicento si effettuava l’intreccio di panieri, venduti nei mercati di Roma e Napoli. Nell’Ottocento era attiva una manifattura di coperte e tappeti in lana a vivaci colori. Di questa antica produzione resta ben poco. Il settore da sempre fiorente è l’agricoltura. Fattori trainanti sono il consorzio agrario, creato nel 1899, varie manifestazioni espositive e una forte imprenditorialità delle aziende agrarie. Anche il settore industriale non è assente dalla zona, dove per molti anni sono stati attivi una cartiera, un lanificio ed una segheria. Prevalente è la sua funzione commerciale che si esplica nelle forme tradizionali del mercato del lunedì e delle fiere annuali (19 marzo, 15 agosto, 1° ottobre). Ad Atina si svolgono varie manifestazioni culturali tra cui un festival internazionale del folclore ed una interessante manifestazione jazzistica: Atina jazz.
